87) Apel. La rifondazione della morale.
Partendo dalla constatazione che qualsiasi contestazione razionale
presuppone l'inaggirabilit della ragione discorsiva e delle
relative norme del discorso, Apel arriva a concludere che la
fondazione ultima in filosofia  possibile tutte le volte che
altrimenti il gioco linguistico dell'argomentazione risulterebbe
impossibile.
E questo  il caso della fondazione riflessivo-trascendentale a
cui Apel fa riferimento come modello specifico della filosofia.
K.-O. Apel , Etica della comunicazione (vedi manuale pagine 440-
443).

 Su questo riconoscimento riflessivo dell' inaggirabilit del
punto di vista della ragione discorsiva e delle relative norme del
discorso, poggia la possibilit di rispondere non solo alla
domanda iniziale perch mai essere razionali?, ma anche alla
nostra domanda iniziale perch mai essere morali?. Se si
condivide un concetto di fondazione orientato in senso logico-
formale, risulta, come noto, impossibile offrire a questi due
interrogativi una valida risposta - interrogativi affatto cruciali
per la questione relativa alla possibilit di una morale post-
convenzionale nella moderna crisi adolescenziale (Dostoevskij e
Nietzsche). Come si afferma a ragione, presupponendo la logica
apodittica obiettivabile e formalizzabile, ogni risposta dovrebbe
gi presupporre ci che deve venir fondato (il riconoscimento
delle norme di ragione) e finirebbe cos in una petitio principii.
Perch, al contrario, in ogni fondazione intesa in senso logico-
apodittico, si deve gi presupporre proprio la ragione sotto forma
di norme del discorso? A questa domanda la fondazione ultima
pragmatico-trascendentale risponde tramite stretta riflessione
sulle condizioni inaggirabili di possibilit della validit
dell'argomentare (del pensiero!).
Per questa ragione, confrontandomi con il razionalismo critico,
che dichiara impossibile in linea di principio ogni fondazione
ultima in filosofia, formulai il criterio per una fondazione
ultima nel modo seguente: Se non posso contestare qualcosa senza
cadere in una auto-contraddizione attuale [= performativa] ed
insieme non posso fondarlo deduttivamente senza cadere in una
petitio principii logico-formale, allora esso rientra tra quelle
presupposizioni pragmatico-trascendentali dell'argomentazione, che
devono esser state gi sempre riconosciute, affinch il gioco
linguistico dell'argomentare possa conservare il suo senso (Apel
1975a; v. anche Kuhlmann 1985). La mia formulazione dimostra
chiaramente che il metodo riflessivo-trascendentale della
fondazione ultima, specifico a mio parere della filosofia, tiene
conto fin dall'inizio dell'aporia in cui si incorre muovendo dal
concetto, improntato sulla logica formale, dell'argomentazione
come derivazione di qualcosa da qualcos'altro (deduzione,
induzione o abduzione). Non le incombe quindi obbligo alcuno di
confutare il cosiddetto trilemma di Mnchhausen (o regresso
all'infinito o petitio principii o dogmatizzazione di una premessa
assiomatica), in cui cadrebbe ad avviso di Hans Albert (Albert
1968, pagine 11 ss.) ogni tentativo di fondazione ultima. Inoltre,
andrebbe sottolineato che il metodo riflessivo-trascendentale, in
quanto linguistico-pragmatico, non fa neppure ricorso, nel senso
della classica filosofia trascendentale, ad una evidenza, esente
da interpretazione, della coscienza dell'io. Essa risale piuttosto
all'evidenza paradigmatica del gioco linguistico, nel quale pu
venir costruita l'auto-contraddizione performativa insita nella
contestazione dei presupposti in questione; come ad esempio quella
seguente: io asserisco con ci come intersoggettivamente valido
(ovvero, come liberamente accettabile da ogni partner del
discorso) il fatto che io non debba riconoscere la norma della
libera accettabilit delle asserzioni.
[...].
E' chiaro quindi che anche noi intendiamo questa forma della
fondazione ultima come alternativa alla derivazione delle norme
fondamentali dell'etica da qualsivoglia fatti. Non si tratta qui
di esibire un fatto nel mondo, per derivare da esso qualcos'altro
- una norma fondamentale - tramite obiettivabili operazioni
logiche; si tratta bens di un ricorso riflessivo al
riconoscimento gi sempre avvenuto di norme fondamentali in quanto
tali (quindi in quanto dover-essere!). Detto altrimenti, nella
fondazione ultima pragmatico-trascendentale (della filosofia tanto
teoretica quanto pratica) non ha luogo nessun ricorso fondativo a
fatti fondamentali n ontologici n antropologici (come spesso
viene ipotizzato), tali fitti vengono bens introdotti in modo
euristico, quali candidati per il test riflessivo della fondazione
ultima. Il test consiste tuttavia in un esperimento di pensiero,
con cui viene dimostrata - in modo strettamente riflessivo - l'
incontestabilit senza auto-contraddizione performativa.
K:-O. Apel, Etica della comunicazione, Jaca Book, Milano, 1992,
pagine 33-36.
